sabato, 21 novembre 2009

LA RETORICA PATRIOTTARDA DI GIORGIO (BOCCA)

L'ex gerarca, Giorgio Bocca, oggi censore e moralista dell'Espresso, nella sua rubrica “L'antitaliano” con l'articolo “Fascisti e opportunisti” continua a “stupirmi” - meglio – a farmi “imbestialire”, per la sua poca coerenza e per la forte perdita di memoria, che persiste ad avere, quando “sdottoreggia” con affermazioni che “sanno di stantio” e “basso fariseismo”.

Chi è Giorgio Bocca? Dalla sua biografia risulta essersi iscritto, durante gli studi di giurisprudenza a Torino, al Gruppo Universitario Fascista (Guf). Nel 1938 aderì alla campagna razziale antiebraica del governo fascista e firmò il Manifesto sulla razza. Durante la guerra si arruolò come allievo ufficiale alpino. Dopo l'8 settembre del 1943 – data dell'armistizio – aderì alla lotta partigiana.

Nel 1971 sottoscrisse l'appello pubblicato sul settimanale l'Espresso contro il commissario Luigi Calabrese.

Nel 1975 sostenne che l'esistenza delle Brigate Rosse fosse – in realtà – una favola raccontata agli italiani dagli inquirenti e dai servizi segreti. Affermazioni queste che – qualche anno più tardi – rivide pubblicamente-

Premesso, questo, cercherò di analizzare – punto per punto – il suo “delirio”. Sostenendo che il fascismo, un po' è già tornato, “non il fascismo del ventennio, ma quello di sempre, autobiografia della nazione, frutto spontaneo del nostro autoritarismo anarcoide, del nostro piacere di servire, della retorica patriottarda.
Certamente, quando scrive che “sono già tornate le parole del patriottismo del nazionalismo retorico e gli annessi riti funebri: chi muore per sventura o per dovere viene chiamato eroe”, - dicevo – certamente sbaglia. Non si offenda, ma sembrano parole scritte da un personaggio – ormai – “fuori dal tempo”, dalla realtà di una democrazia moderna, che ignora che i problemi attuali  non sono causati – da chi Lei vuole colpevolizzare - “la destra reazionaria” ma dall'astiosità, dalla voglia di diffamare, dal disprezzo per tutto ciò che non è di sinistra, dall'azzeramento della ragione - caro Bocca – ma dalla sua parte politica che, indubbiamente, sul terreno del “terrorismo” mediatico - quello praticato dal comunismo stalinista, ha “coltivato” le sue radici, il modo “macchiavellico” di impossessarsi del potere, di demonizzare chiunque non ragiona allo stesso modo, con le loro “verità” ideologiche. Cosa, questa, usata oggi dalla sinistra contro Berlusconi.

Chiarisco subito il mio pensiero per non lasciare dubbi o sospetti. Non sono un “berluscones” . Le mie radici sono nate e provengono – con orgoglio – dagli insegnamenti di mio padre che piuttosto rinnegare la sua ideologia, la sua fede, il suo credo ha preferito pagare e con lui, tutta la famiglia, a caro prezzo, quel gesto di coerenza che fece: il 24 luglio 43milioni di italiani erano fascisti – il 25 luglio rimase lui e mio suocero fascista e, fortunatamente altri italiani – ma molti pochi- uomini d'onore come mio padre e mio suocero.

Indubbiamente, quanto legge, suonerà per Lei come una bestemmia. Ma vede, Lei parla di uomini - alludendo sempre alla stessa persona - “che vedono complottisti e sabotatori in chiunque si opponga al nuovo sultanato”, ma, diciamocelo, Lei dimentica i veri problemi dell'Italia di oggi che sono quelli del terrorismo, della mafia, della camorra, più vastamente, del partito della criminalità organizzata e dell'illegalità – ed aggiungo – la ritenga una mia opinione – il fenomeno (la piaga?) dei clandestini che - anche se sul piano umano li capisco e compatisco - sono pur sempre una  lacerazione.
Voglio, però, a Suo conforto, analizzare brevemente ciò che sta accadendo in Italia. Mi faccio una domanda, mi pongo una risposta. Alla Marzullo. Cosa sta accadendo in Italia?  Gossip, gossip, e trans-gossip. Magistrati – alla Di Pietro - imbufaliti perché perdono potere “aggrediscono” l'etica,  la loro, la dignità, la loro, imbarcandosi – così - in diatribe ideologiche che gli fanno perdere, non solo la credibilità ma, soprattutto l'immagine. Politici, che tradisco il patto fatto con gli elettori offrendosi al migliore offerente. Tradimenti dei valori, “torsioni violente” della fede smerciato tra trans o mignotte. Negazione dei valori fondamentali con i quali siamo cresciuti: Dio, Patria Famiglia, per svenderli al primo Imam” di passaggio che nelle loro Moschee predicano il terrorismo e nelle loro “madrassa” allevano terroristi e nemici – i più radicali - dello Stato (il nostro naturalmente).

Ecco di cosa si deve preoccupare! Di questa Italia che ha come simbolo del “Made in Italy” l'immagine di Napoli – per fortuna ormai lontana – di Napoli prigioniera dei rifiuti per la corruzione della gestione di sinistra con il target della camorra.

Si chiede.”Il fascismo tornerà? Tranquilli – assicura Lei – un po' è già tornato. La destra reazionaria e piena già di ex socialisti alla Bombacci, che pensano che un posto alla greppia valga il voltagabbana”. Però – proprio Lei – non si stupisca dei voltagabbana: non si meravigli se i nuovi “transfughi” sono i più entusiasti del nuovo duce – lo scrive lei – e più rancorosi con i vecchi compagni. In questa frase non c'è tanto di Lei? Si indigni, invece, quando – nella trasmissione televisiva condotta da Bruno Vespa “Porta a Porta” - sente dire a Sansonetti che Battisti, meglio, il criminale Battisti, è innocente. Si preoccupi nel sapere che il presidente verde-oro Lula non darà l'estradizione - a questo “eroe” dell'omicidio  e del terrorismo - per motivi politici ignorando i rapporti diplomatici che intercorrono con lo Stato italiano e i trattati  di scambio con il nostro paese ed il Brasile, e che vengono calpestati - offendendo un'intera Nazione - solo e soltanto, perché, emergono rigurgiti comunisti che, purtroppo, non si sopiscono mai.

Infine, me lo lasci dire, rispetti la nostra destra, una costola del MSI che dalle sue origini è stato un fenomeno unico – come ha scritto Carioti - “I vinti della seconda guerra mondiale sono riusciti a riproporsi sul terreno politico già un anno e mezzo dopo la fine del conflitto e a costruire un partito capace di affermarsi come presenza stabile nelle istituzioni rappresentative per poi trasformarsi in forza di governo”.
Bocca non si chieda: “Tornerà il fascismo”?  Tranquillo c'è sempre stato.              

Pier Giorgio Francia
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giovedì, 19 novembre 2009

Battisti, Alta Corte Brasile dice sì a estradizione

L'ex militante della lotta armata di ...

Ieri - 20.55
Reuters
Uno dei giudici del Tribunale Supremo del Brasile ha fatto sapere oggi che voterà a favore dell'estradizione dell'ex militante della lotta armata di sinistra Cesare Battisti, condannato in Italia per omicidio.

Con il voto favorevole del giudice Gilmar Mendes si infrange la situazione di parità che vigeva tra i giudici della Corte Suprema e si apre di fatto la strada all'estradizione di Battisti, che la scorsa settimana aveva cominciato lo sciopero della fame proprio per protestare contro il suo possibile rimpatrio in Italia.

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano, in costante contatto con il suo inviato a Brasilia, il capo del Dipartimento Affari di Giustizia Italo Ormanni, ha però spiegato che tecnicamente per il sì definitivo all'estradizione bisognerà aspettare una seconda decisione dell'Alta Corte brasiliana.

"I giudici hanno emesso il decreto di estradizione -- ha spiegato Alfano -- ma in questo momento sono nuovamente in camera di consiglio per decidere se la firma del presidente [Luiz Inacio] Lula sia un atto dovuto o discrezionale. In quest'ultimo caso, ciò significherebbe che Lula può ancora rifiutare l'estradizione".

Il presidente brasiliano aveva deciso lo scorso gennaio di concedere a Battisti lo status di rifugiato politico e potrebbe ancora decidere di bloccare la decisione della Corte, sebbene nessun presidente abbia mai in passato sovvertito quanto stabilito dal Tribunale Supremo in un caso di estradizione.

"Ci auguriamo che questa decisione sia vincolante (per le altre autorità) e sia eseguita subito", ha commentato al Tg2 il ministro degli Esteri Franco Frattini, che più volte dal gennaio scorso si è adoperato a nome del governo ad esercitare forti pressioni su Brasilia affinché concedesse l'estradizione.

Battisti è stato condannato in via definitiva all'ergastolo in Italia per due omicidi e per il concorso in altri due assassinii. Fu arrestato alla fine degli anni 70 ma evase dal carcere nel 1981. Si rifugiò prima Oltralpe poi in Messico, per tornare però nel 1991 in Francia.

A Parigi, dove aveva trovato lavoro come portiere di condominio, iniziò la carriera di scrittore, pubblicando diversi libri gialli, spesso a sfondo politico.

Le autorità francesi, che avevano rifiutato una prima volta l'estradizione in Italia negli anni 90, hanno approvato in via definitiva la sua riconsegna all'Italia nel 2006. Ma nel frattempo Battisti, che ha sempre negato tutte le accuse ed era in libertà vigilata, ha fatto perdere le sue tracce ed è scappato in Brasile.

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martedì, 17 novembre 2009

INCUBO INFLUENZA...

Video

L’incubo influenza a “Il Fatto del Giorno”

RAI DUE – “Il Fatto del Giorno” – puntata del 10 novembre 2009

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lunedì, 16 novembre 2009

Derivati Milano, chiesto rinvio a giudizio 4 banche e 13 persone

Gio 12 Nov - 12.58

Reuters

La procura di Milano ha presentato oggi la richiesta di rinvio a giudizio con l'imputazione di truffa aggravata ai danni del Comune di Milano per quattro banche e 13 persone in relazione alla vicenda dei derivati.

 

Lo hanno riferito fonti giudiziarie, aggiungendo che le banche sono Jp Morgan, Deutsche Bank, la filiale londinese di Ubs e quella di Dublino di Depfa Bank, mentre fra le 13 persone ci sono ex funzionari del Comune di Milano e funzionari degli istituti di credito.

Il procedimento ha al centro uno swap trentennale del 2005 tra il Comune di Milano e le quattro banche su un bullet bond da 1,68 miliardi di euro in scadenza nel 2035.

Nella vicenda le quattro banche sono indagate come persone giuridiche per illeciti amministrativi previsti dalla legge 231 del 2001 che impone alle aziende la costituzione di modelli organizzativi per prevenire gli illeciti.

Al momento non è stato possibile avere alcun commento dalla banche interessate.

Al momento della chiusura indagine, nel luglio scorso, Jp Morgan aveva dichiarato di aver fiducia che sarebbe stata dimostrata la "forza della nostra posizione legale", aggiungendo che i suoi funzionari avevano agito "con la massima professionalità" e "in modo del tutto appropriato".

Le persone che si dovranno presentare davanti al gup, una volta fissata l'udienza preliminare in cui si deciderà se mandare o no a processo gli imputati sono: Fulvio Molvetti, Antonia Creanza, Simone Rondelli e Francesco Rossi Ferrini, funzionari di Jp Morgan, Gaetano Bassolino, Matteo Stassano e Alessandro Foti, funzionari Ubs, Tommaso Zibordi e Carlo Arosio, funzionari di Deutsche Bank, Marco Santarcangelo e William Francis Marrone, funzionari di Depfa, Giorgio Porta, all'epoca dei fatti direttore generale pro-tempore del Comune di Milano, e Mario Mauri, esperto esterno della Commissione tecnica comunale preposta alle valutazioni finali sul prestito obbligazionario.

Rispetto alle 14 persone inserite nella chiusura indagini, resta fuori Luca Brusadelli, funzionario Jp Morgan, per il quale le fonti dicono che la procura dovrebbe chiedere l'archiviazione.

LA TESI DELLA PROCURA

Secondo la procura -- che aveva ricostruito il meccanismo della presunta truffa nel documento di chiusura indagini -- gli imputati avrebbero detto "falsamente" che la struttura proposta al Comune "avrebbe consentito una riduzione del valore finanziario delle passività totali a carico dell'Ente nella misura di 57 milioni 326.070 euro così prospettando tale proposta come conveniente" per il Comune.

In realtà invece, secondo l'accusa, il prodotto offerto a Palazzo Marino "non rispettava il valore complessivamente nullo di uno swap all'atto della sua stipula, secondo la prassi e la condotta di mercato".

Secondo l'accusa, i due funzionari del Comune coinvolti avrebbero poi "indotto in errore" il Consiglio e la Giunta comunale che, dando il via libera all'emissione obbligazionaria nei termini previsti dalle banche, procurando, secondo l'atto di chiusura indagini "l'illecito profitto, definitivamente acquisito (...), e mantenuto occulto nei confronti dell'Ente territoriale" per 52 milioni 689.907 euro (di cui 3 milioni 972.606 euro a Ubs Ltd, 10 milioni 379.893 a Deutsche Bank, 31 milioni 144.808 a JpMorgan e 7 milioni 192.601 a Depfa Bank) "con pari decremento patrimoniale del Comune di Milano, cui cagionavano danno di rilevante gravità".

Secondo il pm ancora, nella stipulazione del contratto il Comune sarebbe stato "spogliato dolosamente" delle tutele previste per gli enti qualificati come "intermediate customer", non ricevendo le protezioni espressamente indicate dal Conduct of Business Sourcebook e dal Fianancial Services Authority Handbook.

Secondo i dati aggiornati a marzo 2009, i derivati contratti dalle amministrazioni locali con banche italiane (stimati a circa il 50% del totale) hanno un valore nozionale pari a 24,5 miliardi di euro.

OLTRE UN ANNO DI INDAGINI

La vicenda aveva preso il via lo scorso anno quando il gruppo consiliare del Pd a Palazzo Marino aveva depositato alla procura un esposto sulle operazioni in strumenti derivati effettuate dal Comune, in cui si chiedeva l'applicazione del reato di truffa a carico dei quattro istituti.

Dopo che a fine aprile la Guardia di Finanza aveva sequestrato 476 milioni di euro delle quattro banche coinvolte, nel luglio scorso la procura di Milano e tre dei quattro istituti hanno raggiunto un accordo che prevede la restituzione di contanti e azioni alle banche per un totale di circa 171,3 milioni di euro con un nuovo sequestro di 56,174 milioni.

Un precedente decreto spiegava che Deutsche Bank, Ubs e Depfa avrebbero messo a disposizione della Procura la somma di 56,174 milioni di euro. In cambio la Procura aveva disposto la restituzione a Deutsche di 32,8 milioni di azioni per un controvalore di 84,63 milioni di euro oltre alla somma di 7,54 milioni.

A Depfa Bank venivano restituiti 3,34 milioni di euro e a Ubs 75,83 milioni. La Procura si è separatamente accordata con JP Morgan di ridurre a 44,9 milioni di euro dagli iniziali 92,3 millioni di euro la cifra sequestrata alla banca Usa, secondo una fonte familiare con la vicenda.

Tra i 476 milioni di euro, sequestrati a fine aprile dal Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme gialle di Milano, ci sono beni mobili e immobili, conti correnti e quote azionarie delle partecipazioni in Italia delle quattro banche.

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UN BAGNO DI UMILTA'

Da qualche tempo, con grande difficoltà,accedo a face book e ne sono completamente stravolto per lo scarso livello di conoscenze e la disinformazione che regna sovrana. Dietro un’anonima tastiera siamo tutti leoni. Così leggi illustri sconosciuti che pontificano, sparandole grosse, altri che insultano sentendosi magari grandi e gratificati e via di questo passo.

Ritengo, però, che aggirati questi ostacoli, possa diventare un ottimo strumento di comunicazione, soprattutto se si considera la scarsità di attenzione  sui nostri ambienti da parte dei grandi mezzi di comunicazione di massa.

I miei amici su face book sono all’80% esponenti di una area politica che dovrebbe definirsi nazionale e sociale, ma l’immagine che ne viene fuori è desolante e deprimente: nessuna attitudine ad ascoltare gli altri, tutti portatori del verbo e della verità, nessuno disposto a riconoscere le ragioni dell’altro, tutti autoreferenziali …

Eppure facciamo tutti riferimento alla stessa matrice storica, politica e culturale. Molti ritengono che la causa di tutto questo dipenda dallo spiccato individualismo; ma questo è prerogativa principale dell’ideologia liberale da cui diciamo di voler rifuggire.

Altri pensano che sia frutto del “ducismo” per cui se abbiamo una persona che ci dice bravo siamo convinti di avere con noi legioni pronte ad affrontare rischi e vicissitudini di ogni genere.

La verità è che abbiamo tutti bisogno di un bagno di umiltà, intanto per capire perché la nostra parte politica, che è convinta di avere delle soluzioni vere ed esclusive per risolvere i problemi di questi tempi, non è in grado di raccogliere i consensi che meriterebbe. Poi dobbiamo spiegarci perché, finché eravamo assediati in un “ghetto” umano e politico, siamo stati tutti uniti e pronti a difenderci l’un, l’altro, ora che nessuno più ci minaccia ma c’è solo da passare all’attacco per fare dell’Italia una Nazione ad alto contenuto sociale, ci sbraniamo  reciprocamente senza un reale motivo e senza alcun contenuto.

Gli scontri ormai tutti interni si fanno o perché non si vuol essere contraddetti, o perché in tal modo si dibatte, si discute ma nella realtà non si opera.  I temi? Sempre gli stessi: il Fascismo, lo stato sociale, le alleanze, l’unità. Tutti maestri, tutti professori, tutti ….

Nessuno pronto a confrontarsi  e ad accettare le eventuali decisioni diverse dalla propria. In questo caso l’unica soluzione è fare la corsa solitaria: mettersi lo zaino in spalla ed affrontare il percorso possibile cercando la via che si ritiene più praticabile, provando poi a stringere i denti quando avvengono cose che non piacciono e tentando di far vincere quelle in cui si crede.

Non mi curo più delle critiche delle vestali che pontificano lontano dai luoghi dello scontro; mi butto nella mischia. Questa volta non corro il rischio di una pistolettata, una coltellata o una bastonata, situazioni subite e rischiate tante volte negli anni passati,  corro un rischio ben più pericoloso e grave, a mio modo di vedere: quello di una “sputtanata”.

Sono però deciso sempre più a buttarmi oltre l’ostacolo, senza presunzione, anzi con tanta umiltà per lottare, per vincere, per far crescere, in un mondo liberista ed americanizzato, l’idea sociale, nazionale ed europea.

Lascio agli altri la convinzione di essere nel giusto, nella purezza, nella durezza. Sono e resto un umile soldato dell’idea e per essa rischio la mia dignità ed il mio onore.

A chi fa distinguo sui nomi, sulle persone, sui dettagli, sulle alleanze, posso solo dire che stare fermi non serve, difendere ridotte che nessuno attacca più non serve, spaccare il capello dell’ortodossia (ammesso che qualcuno la conosca) non serve,aspettare ancora che si realizzino fantomatiche unità, senza fare l’unico passo serio in quella direzione, non serve.

Mettersi in gioco per le proprie idee, vuol solo dire che si crede veramente. Sarebbe facile in questo caso citare Ezra Pound, ma non ne sono degno, posso solo dire che se fossimo tutti pronti a giocarci tutto, forse rischieremmo di meno ed avremmo qualche possibilità in più.

Adriano Tilgher
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domenica, 15 novembre 2009

IL CRISTO E LA CARNE

Travaglio, intervenuto in merito alla decisione presa con una sentenza della Corte Suprema dei Diritti Umani di Strasburgo che “ha detto no al crocefisso in classe”, anche lui, in uno dei soliti “panegirici maoisti”, ha partorito il “topolino” della stupidità vestendo l'abito del censore e la penna del “giudice e del”onnipotente” - come è suo costume fare – con una invettiva, più ideologica che politica, ha scritto: “Dipendesse da me il crocefisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate dai politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle,lo leverei anch'io”.

Quello che scrive Travaglio, non solo lascia perplessi, ma, fa anche pensare come mai uno scrittore,   fazioso e velenoso, come è lui – a parte quello che scrive sulspresso, L'Unità o altri fogli “pot-pourri” di sinistra, sono problemi suoi o di chi lo legge – possa “sdottoreggiare” spudoratamente su un programma fazioso e di “partito” come “Annozero” trasmesso sulla seconda rete Rai che, nella spartizione vergognosa della TV pubblica (fatta immoralmente dai partiti) dovrebbe risultare di destra (la sinistra ha radio Kabul). Mi chiedo, come, un programma così “partigianesco” - e non è una bella parola -  vada ancora in onda.

Ho detto questo perché Travaglio non si può leggere tanta è la faziosità e l'aberrazione di quello che scrive. Infatti nelle considerazioni scritte sul pezzo del crocefisso prosegue:”Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale (un mattone, in uso presso i romani n.d.r), accusa i giudice di Strasburgo di “combattere il crocefisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all'immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell'uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela li appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i Leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino, Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. Infine, aggiunge con la sua spocchia di giornalista settario, meglio, “gasato, immodesto, montato”:”La racconti giusta: la Costituzione non  dice un bel nulla sul crocefisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”. Non credete che quello di Travaglio sia delirio puro?

Questo collega “d'assalto” sembra eccitarsi, quando scrive farneticando e sragionando, “non aver pensieri pensanti”. citando massime – esattamente inverse al buonsenso (inteso come equilibrio e assennatezza) – magari, “arraparsi”. Ed è qui che nasce il suo punto di dissenso contro tutto e tutti (con Santoro forma una “coppietta”) dimenticando il giornalismo di maniera e lo stile dell'etica: ignorare il buongusto che non ha.

Ed ecco, qui nasce la mia riflessione. Il Corano recita:”Non insultare il loro Dio” . Perché scrivo questo, qualcuno mi domanderà. Ma perché per i giudici (provocatori in cerca di pubblicità(?)) della Corte Suprema dei Diritti Umani di Strasburgo, che – ritengo - hanno preso la decisione con leggerezza non rendendosi conto, forse, che stavano trattando un argomento delicato, troppo importante, meglio essenziale, per noi italiani – e che, con questa sentenza avviliscono le nostre radici “cattoliche-romane” rendendo il tutto una “favola”, versi mai scritti.

Questi giudici, uomini di “poca fede”, conosceranno questo passo del Corano?  Oppure, quanto hanno sentenziato lo hanno fatto per offendere la nostra esperienza religiosa; con il loro “delirio” ed il loro “pressapochismo” hanno cercato di minare i nostri valori, il senso di appartenenza, le tradizioni, la nostra cultura? Oppure, annullare la speranza, oggi, nella casa di Dio, di un accadimento storico: il richiamo a tutti sull'uso corretto della ragione attraverso il Cristo e la carne: quella martoriata di Gesù sulla Croce.

Mi chiedo, a questo punto, se questi giudici (non escludo la buona fede) invece di formulare la sentenza contro un simbolo religioso cristiano l'avessero emessa contro un simbolo islamico. 

Non dimentichiamo cosa successe dopo la “famosa” lezione di Benedetto XVI a Ratisbona, in Germania, durante la Giornata mondiale della Gioventù nel 2005? Da parte del mondo islamico ci furono manifestazioni di protesta, vignette blasfeme ed altro (credo che nessuno di noi ha dimenticato la reazione non solo incivile dei mussulmani) impartendoci una lezione – l'ennesima che ci hanno impartito – che è quella “che tutto ciò che noi possiamo dire sull'islam è ciò che l'islam ci consente di dire”. Infatti, quella lezione fu giudicata, da tutto il mondo mussulmano, un “insulto all'Islam” intimando al Papa che “doveva offrire con parole persuasive le sue scuse”.

“Hanno scritto una sequela di enormità. Pericolose enormità, che dimostrarono la chiusura del cerchio magico dentro il quale si collocano ormai il correttismo politico occidentale e l'islamismo politico della summa maomettana”. Scrisse allora sul “Foglio”, preoccupato, Giuliano Ferrara. Tutto questo perché “il Papa espresse in filosofia l'epica della Divina Commedia, cioè la deflagrante idea di una persona che ispira pietà per quanto è terrena, e suscita amore e speranza per quanto è grande e libera la sua possibilità di stare dentro l'eterno”.

Dunque, torno al crocefisso. Quei “giudici europei” con una decisione – non voglio chiamarla sentenza – che hanno definito “scelta di diritti”, con un aforisma che prevede “via il crocefisso dalle scuole” hanno attivato un dubbio enorme disattendendo la nostra storia, la nostra cristianità, la nostra fede, creando, così, delle tensioni in un clima di scontro dichiarato – di arroganza – che mette in discussione, da subito, l'interrogativo se è giusto essere entrati in Europa per essere discriminati e umiliati nella nostra intelligenza e cultura. Meglio, “non possiamo subire le degenerazioni violente di coloro che, in nome di un'ideologia, rinunciano alla ragione per un potere”

Pier Giorgio Francia

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13 FEBBRAIO 2010

 corteo la destra a napoli

C’è una data da mettere in agenda e da far conoscere a tutti.
Sabato 13 febbraio 2010, di nuovo La Destra in piazza. A Napoli, come un anno fa.
C’è bisogno di piazza, c’è bisogno di una forza politica di destra autentica, che scelga il popolo alla vigilia di elezioni regionali decisive per l’Italia. E lo faremo ancora a Napoli, che ancora oggi è rappresentante di quelle troppe differenze sociali che la politica non è riuscita ancora a ricucire.

In queste settimane dovremo lavorare all’organizzazione dell’evento – dovremo portare molte migliaia di militanti nel capoluogo campano – e alla piattaforma politico-sociale della manifestazione.
Sarà il momento adatto a presentare il patto con l’Italia su questioni essenziali; sarà il giorno in cui annunceremo come intenderemo tradurre nelle istituzioni in cui entreremo il movimento della Nazione e del Lavoro a cui intendiamo dare rappresentanza.

Se ha un senso l’intesa con il Pdl per battere la sinistra nel territorio alle elezioni di marzo, esso sta soprattutto nel tasso di innovazione sociale con cui saremo capaci, con i consensi che dobbiamo raccogliere, di caratterizzare le istituzioni locali, regioni, province, comuni.

Sarà Gioventù italiana ad essere di nuovo in prima fila. Voglio molto bene a questi nostri ragazzi, facce pulite che non hanno bisogno di estremismo e che preferiscono rivendicare intransigenza. E’ su di essi che dobbiamo puntare per mantenere vivi i nostri valori.
Saranno i cittadini normali ad essere protagonisti della manifestazione di Napoli, perché lo sono ogni volta che portiamo avanti battaglie popolari.
E lo faremo anche in un’alleanza in cui non tutti ci sono simpatici, così come sappiamo che anche noi non saremo amati da tutti. Ma quel che sarà importante sarà il linguaggio con cui ci presenteremo, le proposte che lanceremo.
Con il simbolo di cui siamo orgogliosi.

Vogliamo rivendicare il diritto alla proprietà della casa per tutti con il mutuo sociale.
Vogliamo mettere in pratica modelli di partecipazione dei lavoratori agli utili e alla gestione delle imprese, a cominciare da quelle pubbliche partecipate dalle istituzioni.
Vogliamo contrasto alle troppe morti bianche che fanno versare lacrime amare al Paese.
Vogliamo politiche di inclusione per chi è abbandonato alla disabilità.
Vogliamo garantire acqua pubblica.
Vogliamo scegliere il popolo nel conflitto con le banche.
Vogliamo che i servizi sociali e le case popolari siano garantiti prima agli italiani e poi agli stranieri.
Vogliamo una politica capace di comprendere che c’è bisogno di coesione sociale.
Vogliamo una politica capace di puntare sul presidenzialismo a garanzia di unità nazionale.

C’è un programma ambizioso, c’è una destra pronta a combattere la buona battaglia. Il 13 dicembre riunirò i segretari provinciali e regionali per l’organizzazione del corteo di Napoli e per l’avvio delle iniziative elettorali.
Ci aspetta una bella stagione.

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sabato, 14 novembre 2009

Berlusconi riceve Storace: Pdl e La Destra insieme a Regionali

Reuters

Il Presidente del Consiglio ha ricevuto ieri a Palazzo Chigi i vertici de La Destra, rappresentata da Francesco Storace e Teodoro Buontempo. Lo rende noto oggi un comunicato di Palazzo Chigi.

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ...

 

"Il PdL e La Destra concorreranno insieme alle elezioni regionali, con formale apparentamento, in alternativa alle sinistre", si legge nella nota.

"Sarà l'ufficio di presidenza del PdL a indicare le modalità alle strutture regionali per la definizione dei programmi elettorali, della partecipazione ai premi di maggioranza sul territorio e delle responsabilità di governo nelle regioni dove la coalizione si affermerà. Analogamente si procederà per le coincidenti elezioni amministrative".

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INTESA PER LE REGIONALI

14 nov 2009

      intesa per le regionali

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha ricevuto ieri a Palazzo Chigi i vertici de La Destra, rappresentata dal segretario Storace e dal presidente Buontempo, a seguito della conferenza programmatica del movimento.
Il Pdl e La Destra, si legge in una nota, concorreranno insieme alle elezioni regionali, con formale apparentamento, in alternativa alle sinistre.
“Sarà l’ufficio di presidenza del Pdl a indicare le modalità alle strutture regionali per la definizione dei programmi elettorali, della partecipazione ai premi di maggioranza sul territorio e delle responsabilità di governo nelle regioni dove la coalizione si affermerà. Analogamente si procederà per le coincidenti elezioni amministrative”, conclude la nota
.

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La nota diffusa da Palazzo Chigi conferma la linea emersa al Comitato centrale de La Destra e nell’ultima Conferenza programmatica di Pomezia. Il nostro Movimento sarà in tutta Italia parte attiva e determinante della battaglia di alternativa per sconfiggere nel territorio la sinistra.
Ho convocato per mercoledì prossimo, alle ore 12,30, l’esecutivo politico de La Destra per discutere sulle modalità di avvio della campagna per le regionali e le amministrative, in vista degli appuntamenti di metà dicembre con i segretari regionali e provinciali e di metà febbraio con la grande manifestazione popolare che si terrà a Napoli.

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