
di Francesco Storace
Sto preparando la relazione per il Comitato centrale del 4 e 5 luglio.
Prima di quella seduta vedrò, mercoledì prossimo, i fondatori che hanno accettato di continuare la strada de La Destra e nella stessa giornata riunirò l’esecutivo.
Ad essi, prima di tutto, comincerò a dire quali sono le mie intenzioni. Che non sono negoziabili. E auspico altrettanta sincerità nelle intenzioni di tutti.
Il momento è difficile, lo si può superare solo con un colpo d’ala e non con le facilissime sloganistiche soluzioni di cui sento vagheggiare…
Non ci manca il coraggio, manca il rispetto. Per le nostre storie, per le nostre scelte.
Le idee della destra sono il valore della nostra vita. Ma non possono rappresentare l’alibi per manovre di posizionamento che gettano fango solo su chi le mette in opera.
La Destra non è fatta da una sola persona, ma da una comunità. Poi, accade che nel territorio ciascuno pensi di fare quello che gli pare.
Legittimo che la si pensi così; legittimo – spero – da parte mia che nessuno mi costringa a pensarla allo stesso modo.
Manca un’idea di Nazione a questa nostra Italia, e c’è chi si balocca attorno a rivendicazionismi che non hanno più alcun senso.
Manca sobrietà alla politica e c’è chi finge di pensare di aver trovato la soluzione in un’adunata di camicie più o meno nere.
Manca etica nella società e c’è chi sforna la bella pensata di richiamare vecchie glorie in servizio, anche se claudicanti.
No, auspico più profondità nell’analisi, più capacità di capire che cosa serve all’Italia prima ancora che a noi stessi. Se il problema fossero stati gli affari nostri, sarebbe stato sufficiente accogliere alcune richieste che hanno trovato disponibilissimi notissimi rivoluzionari.
Ragioniamoci seriamente. C’è un Paese che si sta sfasciando e la gente comincia ad avere paura del futuro. Come rassicurare gli italiani è la scommessa della politica. Di una nuova politica.